mercoledì 13 gennaio 2016

'ndrangheta e favori alla politica

«La mafia non esiste…», è un’affermazione che abbiamo sentito decine, centinaia di volte: politici, imprenditori, personalità della cosiddetta ‘società civile’ l’hanno sempre pronunciata per allontanare da sé il sospetto di aver contatti con la mafia. Ma colpisce quando a formulare questa affermazione è un politico che, invece, tutti sanno avere un posto di rilievo in quel verminaio che è la zona grigia in cui si incrociano interessi mafiosi e imprenditoriali e politico-amministrativi. Potrebbe apparire una affermazione ipocrita, ma se si analizzano bene le cose non è così; il politico è convinto di quello che dice: «La mafia non esiste…».
E allora è necessario intendersi su cosa è la mafia. Se crediamo che la mafia sia rappresentata dal malavitoso con baffi, coppola e lupara in spalla chi pronuncia la frase ha assolutamente ragione: «La mafia non esiste…». Quello stereotipo di mafia è tramontato; oggi per trovare la mafia bisogna seguire i capitali. E allora ecco che la mafia ha lasciato il Sud Italia per stabilirsi nel ricco Nord, anche al di là delle Alpi; nei paesi come la Germania, dove non è ben concepito il metodo mafioso, rendendo così difficoltosa la lotta al processo di insediamento della mafia.
Basta, però, estendere il concetto di mafia ad altre situazioni, ad altri aspetti della vita di tutti i giorni, ed ecco che la mafia – come per incanto – appare. La mafia la troviamo dove “girano” i soldi, perché la mafia è un’organizzazione che mira al controllo criminogeno del territorio attraverso l’accumulo del capitale. In questo binomio si cela il segreto dell’insediamento e della penetrazione mafiosa in territori dove sarebbe logico dire: «La mafia non esiste…». La mafia arriva dove ci sono i soldi e dove c’è, in qualche modo, bisogno di un certo sistema che la mafia può garantire; se un territorio è ricco, ecco che la mafia trova un punto debole per infiltrare il proprio zampino criminale. C’è qualche imprenditore in difficoltà o con manie di espansione? Ecco che arrivano “soci” disponibili a favorire lo sviluppo dell’azienda, con l’apporto di freschi capitali (di cui sarebbe offensivo chiedere la provenienza) che permettono al capitano d’azienda ben conosciuto nel territorio di raggiungere i suoi obiettivi imprenditoriali. Di più; sfruttando il buon nome della propria azienda – rafforzata dai capitali dei nuovi “soci” – ecco che l’imprenditore riesce a mettersi in luce presso le pubbliche amministrazioni, realizzando quei sogni promessi in campagna elettorale dai politici. Pur di farsi eleggere l’aspirante sindaco ha promesso la costruzione della piscina comunale? Ecco che l’imprenditore – una volta che l’amministratore amico è stato eletto – è pronto a realizzarla con fondi propri, scavalcando così lacci e lacciuoli burocratici e amministrativi, come i vari patti di stabilità che bloccano gli enti pubblici. Si crea, così, un sistema ben descritto già negli anni Sessanta da Mario Puzo, autore de “Il Padrino”, dove lo scrittore italo-americano raccontava di come, agli esordi, Don Vito Corleone fosse disponibile a concedere favori a chi glieli chiedeva, creando così una debito di cui però era pronto a richiedere l’incasso nel momento a lui più favorevole. Una mano lava l’altra; e tutt’e due lavano la faccia: hai bisogno di soldi per realizzare qualcosa? Lo faccio io a nome tuo. In cambio, però, devi ricordarti della mia impresa – e dei relativi “soci”, anche se non li conosci – quando ci sarà da attribuire quell’appalto, da concedere quel diritto legato alla cosa pubblica. Non c’è un contatto diretto tra il mafioso e l’amministratore pubblico; e quindi quest’ultimo può tranquillamente dire: «La mafia non esiste…».
Anche perché, magari, si è provveduto a creare realtà ad hoc per triangolare appalti e concessioni, ristrutturazioni e piccole o grandi opere; è così un gran fiorire di fondazioni, associazioni e – perché no – cooperative (o presunte tali) che si occupano di eliminare chirurgicamente e legalmente i legami che, seppure già fatti rimbalzare tra “soci”, imprenditori e amministratori, potrebbero creare qualche imbarazzo; e anche un qualche sospetto che, magari, rischia di far nascere curiosità a qualche buon investigatore. O magari a qualche rompiscatole di giornalista.
E ora, quando il meccanismo è ben avviato da anni e anni di “buoni rapporti” tra imprenditore (e relativi “soci”) e amministratori, volete che sia un problema far rieleggere l’amministratore amico? Oppure un proprio sodale su cui lo scaltro amministratore abbia un grande potere di (diciamo così!) “persuasione” ? È sufficiente far insediare “soci” e famiglie nei luoghi giusti: e, arrivato il turno delle elezioni amministrative, il gioco è fatto.
E allora: «La mafia non esiste…». Non esiste perché non l’amministratore non la vede, non può vederla per il semplice motivo che essendo parte del problema, non è in grado di accorgersi del problema stesso: ma la mafia c’è, anche se non ha baffi, coppola e lupara in spalla!
Si dice che la mafia sia un cancro che uccide la società; credo che questo sia è un ottimo paragone, perché una persona inizia a combattere un cancro, una malattia mortale, solo quando si accorge di esserne ammalato. Diversamente, non si fa un ciclo di chemioterapia se non c’è una diagnosi di cancro.
Si può però fare prevenzione, evitando di avere quella bramosia di potere e arricchimento che è tipica dei mafiosi, e che permette a questi di diventare “soci” con imprenditori e – indirettamente – amministratori colpiti dalla stessa sete di potere fine a se stesso.
Ma se la malattia raggiunge un livello di gravità così elevato da colpire tutti gli organi sociali, il cancro scende a cascata dai politici ai cittadini: agli elettori. Ed ecco che diventa metastasi, colpendo a morte una società intera.
Allora oltre a politici, imprenditori, esponenti della cosiddetta ‘società civile’, anche l’uomo della strada seduto al tavolino di un bar sarà costretto a dire: «La mafia non esiste…».
E sarà il deserto; anche in riva a un grande fiume.

Donato Ungaro

Articolo comparso sulla Gazzetta di Reggio in forma di editoriale il 28 luglio 2015

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