mercoledì 30 marzo 2016

Operazione Aemilia (di Sabrina Pignedoli)

Come una cosca di 'ndrangheta si è insediata al nord.

 

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Sabrina Pignedoli è una giornalista de "il Resto del Carlino", redazione di Reggio Emilia. Un giorno si imbatte nelle pagine delle operazioni antimafia che hanno già interessato la provincia reggiana; e si rende subito conto che i nomi dei "protagonisti" messi al centro dell'attenzione da magistratura, polizia e carabinieri sono spesso, quasi sempre, gli stessi. Nomi e cognomi che si rincorrono; ma la cosa non convince la giovane giornalista. E Sabrina prende carta e penna, iniziando a "schedare" quegli uomini che vengono accusati di far parte della 'ndrangheta. Costruisce, così, un vero e proprio schedario, da cui può ricostruire le ragnatele di relazioni familiari e sociali degli appartenenti al sodalizio criminale. Ma non è ancora contenta, Sabrina; e per avere una lettura "perfetta" del quadro che le si sta delineando davanti agli occhi chiama un collega della Calabria. A questo punto le dinamiche sono chiare alla redattrice del "Carlino"; e non c'è da stare tranquilli.

sabato 26 marzo 2016

Risorgi Aemilia?

Il processo Aemilia ha preso il via lo scorso mercoledì nell'aula "bunkerizzata" del tribunale di Reggio Emilia. Ci sono alla sbarra 147 imputati, con 37 accuse di "associazione a delinquere di stampo mafioso", mentre una settantina hanno scelto riti diversi: e per loro, tra poche settimane, dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado. I testimoni si contano a centinaia.
A Reggio Emilia il maxi-processo in salsa emiliana ha preso il via il 23 marzo, in piena Settimana Santa, a pochi giorni dalla Pasqua. Un caso, chiaramente, ma un caso "centrato"; perché in tanti - praticamente tutti i cittadini onesti dell'Emilia e dei territori interessati dal procedimento penale - sperano che il processo Aemilia celebrato a Reggio rappresenti una vera e propria Pasqua "civile": una Risurrezione delle coscienze.

mercoledì 23 marzo 2016

Mentre l'orchestrina suonava "Gelosia" (di Antonio Roccuzzo)


Un'autobiografia (di gruppo) che mette al centro un maestro del giornalismo italiano: Giuseppe "Pippo" Fava.

 

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All'inizio degli anni Ottanta, a Catania, un gruppo di ragazzi prende a seguire le orme di un giornalista "scomodo": Pippo Fava. Per molti è la prima esperienza giornalistica, in un luogo dove la cronaca, la politica e la mafia si mischiano in un caleidoscopio che increspa i contorni della cronaca, della politica e della mafia; ricavandone una visione che non può essere univoca, ma che 'dovrebbe' essere condizionata dagli interessi dei poteri forti: mafia e politica. Che hanno quell'arroganza - ognuna per la propria "competenza" - di determinare la cronaca cittadina di un Catania dominata, fin nell'intimo più profondo, da una classe dirigente che mischia interessi politici e interessi mafiosi. Una città governata da quelli che Fava chiamava "I quattro cavalieri dell'Apocalisse mafiosa", i quali voleva non solo controllare l'economia della "Milano del Sud", ma che pretendevano di condizionare anche la visione delle cose da parte dei giornalisti che si occupavano di cronaca, di politica e di mafia.

venerdì 18 marzo 2016

Comuni Tutorati e non sciolti per mafia: e i "vecchi" segretari comunali?

Il ministro degli Interni Angelino Alfano ha avanzato una proposta nel corso di un'audizione davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia: "...si fa strada da tempo l'idea che, in sostituzione di sanzioni afflittive, si possano proficuamente applicare misure di carattere terapeutico, chiamiamole così, che non comportino l'interruzione delle attività da parte degli organi ordinari, né il loro allontanamento definitivo, ma il loro affiancamento con un intervento mirato di commissari ad acta e tutor...". In pratica: se, dopo il lavoro delle "Commissioni d'accesso" nominate dal prefetto e autorizzate dal Viminale, abbiamo gli elementi per sostenere che esista il pericolo di un condizionamento da parte della criminalità

sabato 12 marzo 2016

E il futuro?

Da poco più di un anno a questa parte si fa un gran parlare di criminalità organizzata, lungo la Via Aemilia; da Modena a Piacenza, passando in maniera rilevante per Reggio Emilia e provincia - con importanti approdi nella rivierasca Brescello - e qualche sconfinamento verso Mantova e nel cremonese, senza dimenticare il Veneto; nella Verona di Tosi. La 'ndrangheta e la mentalità mafiosa hanno contaminato la politica