sabato 12 marzo 2016

E il futuro?

Da poco più di un anno a questa parte si fa un gran parlare di criminalità organizzata, lungo la Via Aemilia; da Modena a Piacenza, passando in maniera rilevante per Reggio Emilia e provincia - con importanti approdi nella rivierasca Brescello - e qualche sconfinamento verso Mantova e nel cremonese, senza dimenticare il Veneto; nella Verona di Tosi. La 'ndrangheta e la mentalità mafiosa hanno contaminato la politica

l'imprenditoria, la cooperazione: la scocietà civile. Il giornalismo locale.Chiunque oggi, tra la Via Emilia e le rive del Po, ha titolo per parlare di 'ndrangheta; perché molti di coloro che hanno in qualche modo avuto un qualsiasi tipo di contatto con il territorio emiliano romagnolo, la bassa Lombardia e il Veneto occidentale possono raccontare un qualche episodio in cui è possibile intravedere l'ombra della criminalità organizzata. Dal canto loro, i politici - chi più, chi meno - stanno cercando di ricostruirsi una verginità messa in discussione se non da una partecipazione al malaffare, alle tante "distrazioni" che hanno permesso ai criminali di vampirizzare una terra che ha trasformato i valori sociali dell'Emilia in ricerca di nuovi valori: prettamente economici. L'imprenditoria e il mondo dei professionisti stanno alla finestra, osservando con le dita incrociate l'evolversi dei fatti. Magistratura e forze dell'ordine stanno cercando di fare il punto della situazione, con qualche imbarazzo relativamente ad antiche e oramai dimenticate "miopie". La stampa locale improvvisamente si è scoperta... scoperta, non propriamente pronta a far fronte al dilagante malcostume che stava invadendo le ricche province padane.
Oggi tutti sappiamo che la 'ndrangheta si è radicata nei nostri paesi, ha controllato alcune tornate elettorali, nel tentativo - a volte riuscito - di infilare nei consigli comunali di piccole e medie realtà personaggi sensibili a certi interessi.
Oggi tutti sappiamo che l'Operazione Aemilia ha scoperchiato un vaso di Pandora che, a voler ben guardare e a voler leggere le ragnatele di interessi che erano alla luce del sole già da una ventina e passa anni, non era assolutamente un segreto.
Oggi siamo in attesa che, dopo Bologna, la macchina della giustizia si metta in moto a Reggio Emilia, celebrando nella Città del Tricolore quello che si annuncia come il primo maxi-processo alla mafia celebrato al Nord.
E domani? E il futuro cosa ci aspetta?
Nel corso della prima fase del dibattimento, che vede avviarsi alla conclusione la parte che riguarda coloro che hanno richiesto il cosiddetto "rito abbreviato", oltre ai 19 imputati che hanno chiesto di patteggiare, sono state chieste condanne fino a vent'anni; ma cerchiamo di essere realisti. Nessuno sconterà per intero quelle condanne, se eventualmente arriveranno; tra sconti di pena legati ai riti abbreviati, riduzioni e ricomputo della detenzione grazie alla "buona condotta" - e altre legittime agevolazioni - tra cinque, sei, massimo sette anni tutto sarà finito e scontato.
Le persone che oggi sono in attesa di giudizio al 41 bis, il carcere duro riservato agli appartenenti alla criminalità organizzata, tra sette anni al massimo avranno pagato il loro debito con la giustiza, almeno relativamente ai fatti per cui oggi sono imputati nel processo Aemilia; e torneranno ad abitare a Reggio Emilia, Modena, Parma e relative province.
La società sarà pronta a riaccoglierli? Saranno pronti i reggiani, i modenesi, i parmiggiani a coltivare quegli anticorpi che - improvvisamente - si sono accorti di non avere? Perché se è giusto analizzare le colpe del passato, sarebbe colpevole non avere l'accortezza di prepara il futuro. Oggi.
La criminalità organizzata, in tempo di crisi del mattone, ha spostato il proprio raggio d'azione; non è più il mercato immobiliare ad attirare i maghi del riciclaggio del denaro proveniente dal traffico della droga.
Oggi i soldi si fanno (e si riciclano) con il mondo delle scommesse, con l'appoggio colpevole delle istituzioni e degli esercenti s-pregiudicati che accettano di vedere i propri clienti rovinarsi davanti alle macchinette. La criminalità organizzata ha contribuito alla crisi economica "locale", con il mercato immobiliare che è crollato in quanto era stato gonfiato da speculazioni edilizie e sovraproduzione; e ora approfitta dello scoraggiamento e dalla perdita di certezza verso il futuro, con la gente che è spinta a "vincere facile" grazie ai Gratta e Vinci, a ore ore passate davanti alle macchinette mangiasoldi dei bar e delle sale gioco
I campanelli sono già suonati, in tutte le tonalità possibili. La criminalità organizzata si sta interessando all'agro-alimentare; è un mercato che tira, quello del cibo tradizionale emiliano. Perché non approfittarne?
Dopo aver rovinato il mondo cooperativo, l'edilizia e l'autotrasporto ora la mafia sta puntando al vero cuore dell'Emilia Romagna; alle cucine, alle cantine, alle stalle. Ai caseifici, ai salumifici.
Ce ne rendiamo conto che, se non poniamo attenzione oggi, quando tra sei o sette anni l'Operazione Aemilia sarà definitivamente chiusa e archiviata, con i colpevoli scarcerati perché avranno scontato le loro pene, i nuovi rischi avranno le stesse caratteristiche di oggi?



Nessun commento:

Posta un commento