sabato 26 marzo 2016

Risorgi Aemilia?

Il processo Aemilia ha preso il via lo scorso mercoledì nell'aula "bunkerizzata" del tribunale di Reggio Emilia. Ci sono alla sbarra 147 imputati, con 37 accuse di "associazione a delinquere di stampo mafioso", mentre una settantina hanno scelto riti diversi: e per loro, tra poche settimane, dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado. I testimoni si contano a centinaia.
A Reggio Emilia il maxi-processo in salsa emiliana ha preso il via il 23 marzo, in piena Settimana Santa, a pochi giorni dalla Pasqua. Un caso, chiaramente, ma un caso "centrato"; perché in tanti - praticamente tutti i cittadini onesti dell'Emilia e dei territori interessati dal procedimento penale - sperano che il processo Aemilia celebrato a Reggio rappresenti una vera e propria Pasqua "civile": una Risurrezione delle coscienze.
Una rinascita che, però, dovrebbe prendere il via dalla presa di coscienza della "propria morte"; perché non si può risorgere se non si è messo a fuoco un punto fermo, che in questo caso è la definitiva scomparsa dei retorici anticorpi e modelli sociali oramai abbandonati per perseguire il successo individuale.
«Dio è morto - scriveva Nietzsche nella Gaia scienzaE noi lo abbiamo ucciso! ...chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci?...».
Il "Modello Emilia" è morto come Dio, ucciso dagli Emiliano-Romagnoli che - come l'uomo di Nietzsche - ha ucciso Dio. E ora noi non riusciamo a trovare chi ci detergerà le mani; così, speriamo nella giustizia.
Non ci poniamo domande; e soprattutto accettiamo di non porle a chi ha determinato la morte del "Modello Emilia". Ma non solo; anche quando qualcuno ha il "coraggio" di porre domande, accettiamo risposte di andreottiana memoria: non ricordo, non sapevo, non immaginavo...
Il risultato è che «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi...», per dirla con Giuseppe Tomasi di Lampedusa: ma allora il rischio è che non ci sia una vera risurrezione.
Se si accetta che il cambiamento non sia radicale, che i vecchi 'manovratori' cambino solo di posto, non ci sarà neanche l'accettazione, la presa di coscienza, della morte del "Modello Emilia".
Altro che resurrezione.
«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra»; ma davvero vogliamo ripetere gli errori commessi in Italia ad altre latitudini? Davvero non ci vogliamo rendere conto che la Storia rischia di essere già scritta?
Cosa possiamo fare? è la legittima domanda dei cittadini. Informiamoci, studiamo, resistiamo al fenomeno delle infiltrazioni mafiose, al radicamento alla colonizzazione dei nostri territori da parte della criminalità organizzata. Rendiamoci conto che la mafia, la 'ndrangheta, toglie la linfa vitale alla democrazia che ha reso possibile il "Modello Emilia"; perché i mafiosi, gli 'ndranghetisti, hanno il bisogno di controllare "militarmente" il territorio, ma anche la politica e l'economia. Non dobbiamo permetterglielo!
Non dobbiamo pensare che il nemico sia "vestito" diversamente da noi; è identico a noi, prendiamo il caffè insieme al bar del paese, come diceva Peppino Impastato. È questo nostro "amico" a mettere a rischio il nostro futuro, il futuro del "Modello Emilia" che oggi abbiamo la responsabilità di riscostruire, di far risorgere.
Eppure, oggi i politici si indignano perché la magistratura dice che l'Emilia è terra di mafia; la magistratura si risente se i sindaci (un sindaco) dicono (dice) che negli anni scorsi si è archiviato con troppa leggerezza; i giornalisti sostengono che gli allarmi erano stati lanciati ma chi doveva ascoltare non ha ascoltato (forse però, in qualche caso, certi giornalisti hanno tolto la voce a chi 'gridava'...).
Quello che è fatto è fatto, d'accordo, e sarebbe sciocco piangere sul latte versato; ma dobbiamo almeno spegnere il fuoco, per impedire altri roghi!
Basta con i Gattopardi; basta con coloro che si difendono dicendo: Io non ho fatto niente! Si abbia il coraggio di chiamarli con il loro nome: IGNAVI. E costoro non possono, non devono avere in mano il governo neppure di un condominio di quattro appartamenti!
Risorgi, Emilia; ti prego, perché ti amo.
Risorgi riprendendo il coraggio che apparteneva ai Giusti che hanno onorato la tua grassa terra, i tuoi verdi campi.
Abbi il coraggio, attraverso i tuoi uomini, le tue donne, i tuoi ragazzi, di guardare a certi traballanti "Palazzi del Potere" rileggendo le parole di Nietzsche: «...Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?...».

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