lunedì 25 aprile 2016

Il Re è morto: Lunga vita al Re!

Scritte "politiche" sul municipio

"Le roi est mort, vive le roi!" Dicevano più o meno così i francesi per annunciare la morte del Re; ne comunicavano la morte e - nel contempo - gli auguravano lunga vita. Non è un ossimoro, ma un modo (d'etichetta) di fare che è diventato modo di dire. In pratica, se anche muore un Re, la monarchia è immortale. La speranza è che a Brescello non succeda così; se un  "Re" è stato deposto a causa di "...accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata..." come recita il comunicato del Governo, dovrebbe crollare anche il sistema che ha determinato il "Regno" del monarca decaduto. E invece, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva conto dello scioglimento per mafia del paese, un brescellese ha risposto: "Una stronzata!"; ma non è un caso isolato. In molti in piazza Matteotti, a Brescello, rispondono così. Perché?

giovedì 21 aprile 2016

La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri): di Silvana La Spina

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Lo ammetto. Quando non capisco una cosa (e mi capita spesso...) sono solito chiedere al mio interlocutore: "Spiegamelo come se dovessi farlo capire a un bambino di otto anni...". Di solito funziona; e mi sono reso conto che è un buon sistema. Per la mafia, la criminalità organizzata in genere, può valere lo stesso principio; La mafia spiegata ai miei figli (e anche a quelli degli altri) è un libro snello e di facile lettura, che però ha un pregio straordinario: spiegare a "noi" Polentoni quello che è facile da capire per "noi" Terun. Capire la criminalità organizzata per chi è nato all'ombra della Madunina o della Mole Antoneliana, sui canali veneziani o lungo le rive del Po, non è facile; e allora ecco che Silvana La Spina ci riporta la cronaca di una mattina in un liceo di Catania, dove la scrittrice veneta trapiantata alle pendici dell'Etna si è trovata a parlare di mafia a ragazzi siciliani, che - nonostante la loro giovane età - ben conoscono i linguaggi della mafia. Il film  di Roberto Faeza sulla vita di don Pino Puglisi (Alla luce del sole) è lo spunto per iniziare un dialogo storico-sociale su Cosa Nostra. E il risultato è molto bello.

domenica 17 aprile 2016

L'unità (mafiosa) d'Italia

La criminalità organizzata, la 'ndrangheta in particolare, ha una caratteristica che dovrebbe farci riflettere: trasformare un problema in una risorsa. É questo, a voler ben vedere, quello che abbiamo potuto osservare negli anni passati; sia negli anni Cinquanta/Sessanta che nella successiva fase di immigrazione dei decenni Ottanta/Novanta.
Se cerchiamo nei cassetti della memoria le immagini dei flussi migratori Sud/Nord più antichi, ci verranno in mente le immagini in bianco e nero del Neorealismo italiano: le valige di cartone, i cartelli Non si affitta ai meridionali, i treni Espresso e Accellerato – tanto cari a Nanni Loi – che portavano 'orde' di Terroni a casa dei Polentoni, le baraccopoli intorno alle grandi città del Nord in fase di industrializzazione, i Totò & Peppino di "noio... volevam... volevàn savoir... l'indiriss... ja?", le pellicole alla Ladri di biciclette, i libri come Totò il buono del luzzarese Cesare Zavattini divenuto poi un film dal titolo inequivocabile: Miracolo a Milano.

giovedì 14 aprile 2016

Processo alla 'Ndrangheta (di Enzo Ciconte)

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Se davvero si vuol capire la 'ndrangheta, non c'è che un sistema: studiarla. E per farlo bisogna affidarsi a strumenti precisi e lucidi, perché il tema è uno di quelli davvero delicati. Processo alla 'Ndrangheta, a mio modesto parere, è uno di questi: perché il suo autore, Enzo Ciconte, è uno dei massimi conoscitori di questo fenomeno che - ci spiega lo studioso di Soriano Calabro - ha avuto un percorso parallelo e non troppo distante da formazioni politiche che negli anni Sessanta erano un baluardo per la difesa dei diritti dei deboli, dei contadini. Il professor Ciconte ci riporta i casi di persone assolte dai giudici e poi uccise a pistolettate appena rimessi in libertà, a testimoniare come non sempre la giustizia sia messa nelle condizioni di prendere decisioni esatte. Dalle pagine di Processo alla 'Ndrangheta l'autore ci racconta nei minimi dettagli i linguaggi della 'ndrangheta, descrivendo riti di affiliazione, chiamando per nome le donne di 'ndrangheta, le cosidette "Sorelle di Omertà". Oppure i "Mezzi dentro, mezzi fuori", i figli dei capibastone, i quali vengono affiliati durante il battesimo cristiano.

venerdì 8 aprile 2016

"...la mafia è una montagna di merda..."

Peppino Impastato 


Marco Tullio Giordana e Claudio Fava, nello scrivere la sceneggiatura del film “Cento Passi” non usano mezzi termini; e fanno dire a Luigi Lo Cascio, che veste i panni di Peppino Impastato, una frase che rappresenta una pietra miliare della lotta alla mafia: «...io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda...».
E proprio Claudio Fava, nella sua qualità di vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha preso posizione contro l'intervista al figlio di Totò Riina realizzata a “Porta a Porta” da Bruno Vespa: «...di fronte alla scomunica dei collaboratori di giustizia, il silenzio imbarazzato del conduttore di quell'intervista è la cosa grave; non il fatto che si intervistasse il figlio di Riina...». Un'intervista, quella di Vespa a Riina Jr., che ha mandato su tutte le furie mezza Italia: l'altra metà del Belpaese avrebbe, invece, acquistato il libro.

giovedì 7 aprile 2016

Le fondamenta della città (di Giuseppe Gennari)

Come il nord Italia ha aperto le porte alla 'ndrangheta.

 

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«...gli anticorpi sono molto più "vivaci" al Sud che al Nord. Gli anticorpi sono quelle cose che servono per identificare un corpo estraneo e far scattare gli allarmi.../...qui [al Nord, ndr] abbiamo politici che chiedono voti e favori a esponenti di noti clan calabresi e che poi vengono a dire di averlo fatto magari per ingenuità, ma in perfetta buona fede...», parole di Giuseppe Gennari, giudice per le indagini preliminari al Palazzo di Giustizia di Milano; Gennari, da oltre un decennio di occupa di 'ndrangheta all'ombra della madunina. Già nelle carte dell'Operazione Infinito, resa famosa dal filmato di un summit di 'ndrangheta a Paderno Dugnano, in una sala del Circolo "Falcone e Borsellino", appariva il suo nome. Con Le fondamenta della città, il giudice-scrittore traccia un quadro spaventoso del fenomeno della criminalità organizzata calabrese in terra di Lombardia: e sfata tanti, troppi luoghi comuni che - ironia della sorte - finiscono per fare il gioco più della mafia che dell'anti-mafia. Un libro che aiuta a comprendere la colonizzazione della 'ndrangheta fuori dalla Calabria.

sabato 2 aprile 2016

La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari...


Gesualdo Bufalino, nel 1943
Il Maestro Gesualdo Bufalino diceva che «...la mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari...»; e oggi più che mai possiamo comprendere il significato delle parole dell'insegnante, dello scrittore e del giornalista: in una parola, dell'educatore. Oggi quelle parole risuonano come un monito in Emilia Romagna, bollata come “terra di mafia” dalla Direzione Nazionale Antimafia.
Ma cosa significano, nella terra dei Cervi, le parole di uno scrittore siciliano? C'entrano più che mai, perché Bufalino – dopo l'8 settembre – venne ricoverato in ospedale a Scandiano, per curare la tisi contratta in Friuli, durante la guerra; nella città dei Boiardo venne seguito da un medico che, compresa la cultura del giovane “sbandato”, gli mise a disposizione un'imponente biblioteca. Tra i libri scandianesi, il futuro professore ritrovò l'amore per lo studio che la chiamata alle armi aveva raffreddato; e dopo due anni di ricovero a Scandiano, Bufalino tornò in Sicilia, dove alcuni anni dopo si laureò.