lunedì 25 aprile 2016

Il Re è morto: Lunga vita al Re!

Scritte "politiche" sul municipio

"Le roi est mort, vive le roi!" Dicevano più o meno così i francesi per annunciare la morte del Re; ne comunicavano la morte e - nel contempo - gli auguravano lunga vita. Non è un ossimoro, ma un modo (d'etichetta) di fare che è diventato modo di dire. In pratica, se anche muore un Re, la monarchia è immortale. La speranza è che a Brescello non succeda così; se un  "Re" è stato deposto a causa di "...accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata..." come recita il comunicato del Governo, dovrebbe crollare anche il sistema che ha determinato il "Regno" del monarca decaduto. E invece, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva conto dello scioglimento per mafia del paese, un brescellese ha risposto: "Una stronzata!"; ma non è un caso isolato. In molti in piazza Matteotti, a Brescello, rispondono così. Perché?
     Brescello è un paese piccolo, con più o meno cinquemila abitanti; oltre al capoluogo che dà il nome al paese, sul territorio comunale si contano tre frazioni: Lentigione (la più grossa, a sei chilometri), Sorbolo Levante (al confine con la provincia di Parma) e Ghiarole (in golena). Esistono poi altri piccoli agglomerati e diverse "case sparse". Coloro che frequentano la piazza di Brescello, i bar e i negozi di piazza Matteotti, sono persone che abitano nel capoluogo; che sono vicini ai vari "centri di potere" dislocati nel cuore del paese. E sono persone abituate a vedere sia i turisti che si fanno i selfie con le statue, che i calabresi che frequentano i bar della piazza. Repirano la stessa aria degli amministratori "mandati a casa" dal provedimento del Governo; e sanno che non è detto che questi amministratori non tornino "sulla piazza" politica del paese, riprendendo in mano il potere di decidere sulla vita (amministrativa) dei propri concittadini. Se si avvicina un giornalista sconosciuto, con un microfono e una telecamera, non si può pretendere che dicano qualcosa di diverso da: "Una stronzata!", riferendosi allo scioglimento del Comune di Brescello per condizionamento mafioso. Non si può certo pretendere che un singolo brescellese si vesta improvvisamente da don Chisciotte per partire lancia (o microfono) in resta alla carica di chi governa il paese da trent'anni, oppure dei concittadini i cui figli frequentano - a scuola e all'oratorio - i propri figli. Chi ha avuto il coraggio di farlo, e penso a Catia Silva, ha ricevuto minacce di morte.
     Quello che si è creato a Brescello è uno stato d'animo che - purtroppo - sarà difficile da sconfiggere, perché non è giusto scaricare sui cittadini e sui singoli le responsabilità di coloro che, nel tempo, avrebbero dovuto (loro sì) partire lancia in resta e attaccare non i mulini a vento, ma situazioni che erano sotto gli occhi di tutti. Certe istituzioni, nel corso degli anni, sono mancate dalla piazza brescellese.
     Brescello e i brescellesi sono chiamati oggi a uno sforzo titanico; si deve superare una sorta di Complesso di Edipo che nei fatti ha bloccato il paese in uno stato di "inconscio collettivo" (per dirla con Jung), dove in maniera 'italiotica' ognuno aspetta che un altro faccia la prima mossa. E perché, quindi, un brescellese isolato dovrebbe ammettere che in piazza Matteotti c'è chi ha fatto il bello e il cattivo tempo, senza rispettare gli altri? E, oltrettutto, la domanda viene formulata al tavolino di un bar, dove nella seggiola a fianco siede magari la persona che dovrebbe risentirsi della critica.
     No, se si vuole ottenere una risposta diversa da: "Una stronzata!" bisogna allontanarsi da piazza Matteotti, a Brescello; bisogna domandare ai brescellesi cosa ne pensano, ma senza stupirsi se questi chiedono di essere ripresi di spalle, magari modificando la voce registrata. Perché se è vero che il potere logora chi non ce l'ha, è anche vero che nella realtà il provvedimento arrivato da Palazzo Chigi ha colpito il "vuoto", nel senso che - di fatto - il 20 aprile 2016 non è stato "mandato a casa" nessun detentore del potere brescellese. Chi deteneva il potere è, nel pensiero dei cittadini brescellesi, ancora al suo posto: metaforicamente, ma per certi aspetti anche materialmente.
     La vera rivoluzione brescellese potrebbe arrivare sulle ali di Edipo, la figura mitologica chiamata a eliminare a sua insaputa il padre e assunta in psicologia come una rappresentazione della maturazione dell'individuo. Fino a quando non verrà eliminata la cappa di "inconscio collettivo" che ammorba la vita brescellese, non ci si potrà aspettare nessuna presa di "coscenza individuale" da parte dei singoli brescellesi.
"Lenin in tour" a Brescello
     "Il Re è morto: Lunga vita al Re!", si rischia di gridare ancora in piazza Matteotti, a Brescello. Per rendere immortale un clima che negli ultimi venti, trent'anni ha paralizzato il paese impedendo una crescita sociale che sia in grado di superare stucchevoli imbarazzi derivanti da un respiro "sovietico" dell'aria della Bassa. Una dozzina d'anni fa, una statua di Lenin venne portata a Brescello da Dresda, dove venne demolita nel 1991; Peppone lo 'salutò' togliendosi il cappello, mentre Pasquino 'dava le spalle' al passaggio dell'icona socialista. L'aria sull'Europa è cambiata dopo il 1989, dopo la Caduta del Muro di Berlino. Nessuno si sarebbe sognato, a Dresda e in tutta la Repubblica Democratica Tedesca, di abbattere una statua di Lenin e di portarla a spasso per l'Europa  sul rimorchio di un camion. Eppure è successo!
     Lo scioglimento del Comune di Brescello deve rappresentare la Caduta del muro di Berlino, senza che nessuno abbia paura di respirare l'aria fresca e pulita della libertà e dell'onestà.
     Il Re è "morto": tutti ne prendano atto. Prima di tutto - con tranquilla serenità - il Re.

Donato Ungaro

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