sabato 2 aprile 2016

La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari...


Gesualdo Bufalino, nel 1943
Il Maestro Gesualdo Bufalino diceva che «...la mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari...»; e oggi più che mai possiamo comprendere il significato delle parole dell'insegnante, dello scrittore e del giornalista: in una parola, dell'educatore. Oggi quelle parole risuonano come un monito in Emilia Romagna, bollata come “terra di mafia” dalla Direzione Nazionale Antimafia.
Ma cosa significano, nella terra dei Cervi, le parole di uno scrittore siciliano? C'entrano più che mai, perché Bufalino – dopo l'8 settembre – venne ricoverato in ospedale a Scandiano, per curare la tisi contratta in Friuli, durante la guerra; nella città dei Boiardo venne seguito da un medico che, compresa la cultura del giovane “sbandato”, gli mise a disposizione un'imponente biblioteca. Tra i libri scandianesi, il futuro professore ritrovò l'amore per lo studio che la chiamata alle armi aveva raffreddato; e dopo due anni di ricovero a Scandiano, Bufalino tornò in Sicilia, dove alcuni anni dopo si laureò.

Oggi la memoria del Maestro Bufalino a Scandiano è stata offuscata da altri fatti di cronaca; gli arresti del consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani e, un anno prima, di Margherita Cau moglie del boss di 'ndrangheta Leo Russelli.
Ma l'anima di Gesualdo Bufalino è ancora tra quei libri scandianesi e ci urla che la vera lotta alla criminalità organizzata deve partire dalle scuole; e che per vincere per davvero la mentalità mafiosa dobbiamo 'armare' le maestre elementari. E invece? In Italia è successo esattamente il contrario; dai Piani Marshall a oggi la scuola è stata depotenziata; perché le necessità erano quelle di far nascere dei consumatori individualisti e inconsapevoli, piuttosto che dei cittadini “pensanti”.
La scuola, così come la magistratura e le forze di polizia, sono state letteralmente disarmate; mentre il consumismo, invece, poteva (e può) contare su proventi inimmaginabili, accumulati grazie a un capitalismo selvaggio che ha messo in un angolo cultura e – soprattutto – le coscienze dei cittadini, dei ragazzi che un giorno saranno chiamati a costituire la società civile alla base della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione di alcuni politici da strapazzo che affollano consessi pubblici dove si prendono decisioni che incidono sulla vita di tutti noi.
Come possiamo stupirci delle sedie vuote alle presentazioni di libri 'antimafia' che fanno da contraltare alle file di biblica memoria per l'acquisto di un nuovo telefonino? Possiamo solo rimpiangere di non aver ascoltato le parole del Maestro di Comiso, che a Scandiano era tornato a innamorarsi della Cultura e della conoscenza, unico antidoto all'ignoranza che le sue maestre elementari dovrebbero essere chiamate a sconfiggere; perché è solo in un popolo di “ignoranti” che la mafia riesce a mettere radici, a proliferare.
Come possiamo stupirci delle parole del ministro Giulio Tremonti: «Con la Cultura non si mangia» (figurarsi con l'ignoranza...); che fanno il paio con quelle di un altro ministro, Pietro Lunardi: «Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole»? È solo la conoscenza e la coscienza di liberi cittadini che ci possono portare a sconfiggere veramente la mafia, la camorra, la 'ndrangheta. Ma fino a quando i governi si daranno da fare per disarmare le maestre elementari del Maestro Bufalino, noi rischiamo di essere in balia di un esercito di mafiosi.
Fratelli Cervi” e Maestro Gesualdo Bufalino: entrambi educatori.
Entrambi Liberatori!

Donato Ungaro

Ps: l'immagine di Gesualdo Bufalino è tratta dal sito della Fondazione Bufalino - Archivio fotografico.

1 commento:

  1. Diciamo che il fatto mafioso ha condagiatoogni cittadino, a chi per il bene e a chi per il male

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