giovedì 21 aprile 2016

La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri): di Silvana La Spina

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Lo ammetto. Quando non capisco una cosa (e mi capita spesso...) sono solito chiedere al mio interlocutore: "Spiegamelo come se dovessi farlo capire a un bambino di otto anni...". Di solito funziona; e mi sono reso conto che è un buon sistema. Per la mafia, la criminalità organizzata in genere, può valere lo stesso principio; La mafia spiegata ai miei figli (e anche a quelli degli altri) è un libro snello e di facile lettura, che però ha un pregio straordinario: spiegare a "noi" Polentoni quello che è facile da capire per "noi" Terun. Capire la criminalità organizzata per chi è nato all'ombra della Madunina o della Mole Antoneliana, sui canali veneziani o lungo le rive del Po, non è facile; e allora ecco che Silvana La Spina ci riporta la cronaca di una mattina in un liceo di Catania, dove la scrittrice veneta trapiantata alle pendici dell'Etna si è trovata a parlare di mafia a ragazzi siciliani, che - nonostante la loro giovane età - ben conoscono i linguaggi della mafia. Il film  di Roberto Faeza sulla vita di don Pino Puglisi (Alla luce del sole) è lo spunto per iniziare un dialogo storico-sociale su Cosa Nostra. E il risultato è molto bello.
     '...Gli occhi dei ragazzi che mi stanno di fronte sono immensi, spaventati, anche quelli dei miei figli sono così. Ma io non posso accettarlo...'. Chiunque, per qualunque motivo, si sia trovato davanti una scolaresca a cui deve parlare di criminalità organizzata sa che non è un compito facile. La difficoltà sta nel suscitare l'interesse dei ragazzi, nel parlare la stessa lingua per - in questo caso - sconfiggere la paura; quanto poi, tra i ragazzi, ci sono anche i propri figli l'impresa diventa straordinaria. Eppure Silvana La Spina non solo c'è riuscita, ma sembra aver stabilito con i ragazzi un rapporto di stima reciproca interessante.
     Ma andiamo con ordine: il proiettore si è appena spento e - dopo il fragore dei colpi di pistola che hanno determinato la fine della vita terrena di don Pino Puglisi - nella stanza cala il silenzio: è la coscienza della paura, dello sconforto, della propria debolezza, della forza arrogante della mafia. Ma Silvana La Spina, dopo pochi istanti di silenzio, "attacca" i ragazzi, chiedendo loro cos'è la mafia. Si tratta di una domanda quasi retorica, che serve per capire se le idee sono chiare per tutti; e si prosegue iniziando a svelare le paure dei ragazzi, chiamandole per nome, dando concretezza ai sentimenti. E ci si scopre fatalisti e perdenti, perché nessuno - prima di quella mattina - aveva spiegato ai ragazzi una cosa semplice e straordinaria al tempo stesso: la mafia può essere sconfitta. Dopo una decina di pagine, la cronaca della "lezione" cambia registro: sono i ragazzi a porre le domande alla scrittrice. Cos'è il latifondo che ha fatto nascere il potere dei baroni e della Chiesa? Qual'è l'origine della parola "mafia"? E così via.
     Il percorso affonda le radici nella Storia, con le dominazioni della Sicilia da parte degli Spagnoli e degli Arabi (mafia deriverebbe dalla parola araba Mu'afàh, che vuol dire protezione, tutela), per poi proseguire con Garibaldi, con il Gattopardo; e piano piano le parole si mettono in fila, ordinate, portando chiarezza storica e sociale, spazzando via stereotipi e clichè sulla mafia. Si parla di Cesare Mori, il Prefetto di Ferro che - spedito da Mussolini prima a Trapani e poi a Palermo con il compito di combattere la mafia - diede un duro colpo alla criminalità organizzata siciliana; si racconta del colonnello americano Charles Poletti, il quale come capo del governo americano dell'isola (AMGOT) annullò il lavoro fatto da Mori, arrivando ad affidare importanti compiti "politici" a esponenti di primo piano della mafia siculo-americana. Il viaggio prosegue per arrivare al bandito Giuliano, al Pci in Sicilia e alla strage di Portella della Ginestra, che serve per introdurre il discorso sul separazionismo, con l'idea di far nascere una repubblica siciliana autonoma (seppur nell'orbita americana: "...la 49esima stella USA...), che si era già dotata di un esercito autonomo (EVIS). Saranno, quelli, gli anni della morte di Enrico Mattei e dell'adesione della mafia alla massoneria, dei rapporti tra Cosa Nostra e i servizi segreti, di Gladio.
     Con gli anni Settanta si arriva alla parte più moderna della storia, con i contatti tra mafiosi e esponenti dell'economia italiana (Calvi, Sindona, lo IOR), ma anche la partecipazione dei mafiosi agli Anni di Piombo che con le stragi e gli attentati ha fatto cadere l'Italia nel terrore. Silvana La Spina spiega ai ragazzi che la mafia era interessata non solo terrorismo nero, ma che anche le Brigate Rosse erano infiltrate dai boss siciliani. E si arriva così alla seconda guerra di mafia, iniziata con la morte decisa dalla mafia del commissario Boris Giuliano e proseguita con l'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo, e di sua moglie Emanuela Setti Carraro. La "lezione" prosegue con il racconto del maxi-processo, con il puntiglio di Falcone di investigare sui conti correnti dei mafiosi, con Totò Riina e Bernardo Provenzano, che rappresentano l'attualità della mafia arrivata fino a noi attraverso al Seconda Repubblica e i "volti nuovi" discesi in politica negli anni Ottanta.
     Le ultime pagine parlano della Mafia SpA, della mafia dei "colletti bianchi" che fanno soldi con i commerci illegali e li ripuliscono nelle borse internazionali e nei paradisi fiscali.  
     La chiusura è affidata alle parole di Anna Finocchiaro, la quale spiega che i giovani siciliani sono la vera speranza che potrà determinare la vittoria della Sicilia degli onesti sui mafiosi: "...Siciliani, appunto. come noi li vorremmo, come noi ci vorremmo...".


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Donato Ungaro

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