sabato 14 maggio 2016

Benzine: di Gino Pitaro

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     Non può, Benzine (edit. Ensemble, Roma - pp 148, 12 euro), essere considerato un libro di "mafia". Eppure, anche questa pubblicazione di Gino Pitaro ha una chiave di lettura che - alla fine - parla di disagio sociale, di microcriminalità e di traffici internazionali, di quartieri degradati e di lavoratori sottopagati; un "brodo di coltura" nel quale nasce quella voglia di emergere che costituisce l'elemento attraverso il quale uno degli appartenenti al gruppo di amici di cui parla l'autore, compie il grande passo: e arriva a girare in macchina con una pistola nel cassetto portaoggetti del cruscotto. Una pistola che viene esibita e utilizzata: prima per fare rumore, baccano. Poi quell'arma assume un altro significato e diventa uno strumento non più di "divertimento" tra ragazzi in una periferia romana. E allora tutto precipita, tutto assume un aroma diverso: acre, come quello delle benzine, come i materassi che i Rom brucerebbero nei campi allestiti fuori dal G.R.A., lungo i binari delle ferrovie che dal Centro di Roma portano nei paesi in cui i "Romani de Roma" hanno imparato a mangiare le salsicce rumene.

     Pitaro racconta l'esperienza di Luigi, uno studente calabrese arrivato nella capitale per avvicinarsi al mondo accademico; dopo la laurea, si avvia al dottorato di ricerca. E si mantiene lavorando in un call center, di cui ci racconta gli equilibri, le dinamiche, le regole scritte e non scritte. Le amicizie del protagonista si confondono tra l'università, il mondo del lavoro e una vita da pendolare che viene raccontata con un'interessante cronaca ricca di particolari, di aneddoti, di "fotografie" di personaggi e situazioni che tradiscono la conoscenza diretta dell'autore con il mondo del trasporto pubblico.
     La storia viene narrata con una certa velata nostalgia per una spensieratezza che - con gli anni - sta sfilando dalle mani degli amici di Luigi: Natalia, Antonio, Verena. Stanno diventando "grandi", ma nonostante l'età, ai ragazzi variamente impegnati nella vita di tutti i giorni, manca quella stabilità che aveva permesso alle famiglie di origine di svilupparsi e gettare le basi per permettere loro di trasferirsi a Roma e studiare. C'è la coscienza, in ognuno di loro, che la precarietà della vita, del lavoro, degli affetti rischia di diventare un canone per l'esistenza intera; si avverte una rassegnazione che solo la grande svolta "criminale" che assume il romanzo nelle ultime pagine riesce a far passare in secondo piano.
     Pasolini è presente a piene mani, nelle pagine di Benzine; ma c'è una netta differenza con i Ragazzi di vita di pasoliniana memoria. Il Riccetto, Marcello, Agnolo e gli altri protagonisti dei racconti di Pasolini avevano bisogno di un cantore, del loro cantore: Pier Paolo Pasolini, il poeta che sapeva trarre dai loro "...lì mortacci tua..." quelle storie che erano lì, perse nelle strade polverose delle periferie romane e pronte a essere messe sulla carta. I protagonisti di Benzine, invece, hanno smesso i panni dei sottoproletari degradati e ignoranti, che si sanno esprimere solo in romanesco e fanno della mortificazione sociale il loro stile di vita: Luigi e i suoi amici, i colleghi, sono in grado di analizzare ciò che accade intorno a loro. Sono in grado di utilizzare gli strumenti necessari per raccontare in autonomia la propria storia: per scriversela.
     Sono, per certi aspetti, più vicini alle dinamiche di Vasco Pratolini e dei ragazzi raccontati ne Il Quartiere, dove le precarietà familiari sono parte stessa della vita del quartiere di Santa Croce, a Firenze. Gli adolescenti di Pratolini costituiscono, per certi versi, i prodromi dei protagonisti di Benzine; che a trentacinque anni sono ancora bloccati in una adolescenza perpetua, inchiodati in una perenne giovinezza che li costringe a cercare un modo per emergere dalla mediocrità alla quale rischiano di essere condannati.
     Ed è questo il rischio che fa avvicinare uno di loro al "denaro facile", alla criminalità; la mafia non ha più interesse a combattere la microcriminalità, perché rappresenta un problema di facile controllo da parte di potenti organizzazioni. L'offerta formulata dalle mafie è semplice: ti danno fastidio i furti nelle case? Ti risolviamo noi il problema. Un diritto che lo Stato non è più in grado di offrire e che viene garantito, invece, dalle mafie come un piacere; a certe condizioni. Ma è facile perdere il controllo e finire nei guai.
     Un libro che può essere letto come un romanzo, ma che per certi aspetti rappresenta una denuncia sociale lucida e "rammaricante"; perché alla fine il sistema è talmente vasto e tentacolare che cercare e trovare un riscatto diventa difficile.

Benzine può essere acquistato, oltre che nelle librerie, anche on-line su Amazon.it, sia in formato cartaceo che come E-book (formato Kindle).

Donato Ungaro

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