sabato 7 maggio 2016

Protezione (anti-mafia) civile

     Nell'Italia dei campanili, l'Anti-mafia dovrebbe essere come la Protezione civile; dovrebbe "lavorare" come la realtà che si occupa di difendere la cittadinanza inerme da catastrofi - sia naturali che causate dall'uomo -; con il duplice scopo di prevenire i disastri, ma anche di soccorrere le popolazioni colpite dai disastri stessi.
     Le componenti della Protezione civile sono sia "pubbliche" (Vigili del fuoco, apparati regionali e comunali, ministeri competenti a vario titolo), che "private" (associazioni di volontariato e altre realtà di 'imprenditoria sociale'). Per l'Anti-mafia, la situazione non è molto diversa; nel "pubblico" possiamo inserire la Magistratura, la Direzione Nazionale Antimafia, le varie
forze di polizia. Nell'ambito del settore "privato", possiamo annoverare giornalisti e testate (della carta stampata, dei nuovi media, la radio e la televisione) che si occupano primariamente di lotta alla criminalità organizzata; non possiamo dimenticare, in questo ambito, le associazioni che si occupano di iniziative - tra le più varie - di contrasto alla mafia. Sono innumerevoli: Libera, Agende Rosse, Centro studi "Pio La Torre", Addio Pizzo, Fondazione "Antonino Caponnetto" e tante altre.

     Per certi aspetti, il parallelismo tra Antimafia e Protezione civile non mi sembra sbagliato; soprattutto se parliamo dell'Anti-mafia "privata", quella dei giornalisti e delle associazioni. Infatti, i gruppi di volontari di Protezione civile sono presenti in ogni paese dello Stivale, in ogni città. Si dividono per appartenenza territoriale, per specializzazione, per tipologia di intervento; ma hanno tutte uno scopo unico: aiutare chi è in difficoltà. Il movimento Anti-mafia non è poi molto differente; le associazioni che organizzano iniziative ed eventi per diffondere il seme della legalità sono presenti se non in tutti i paesi, almeno in ogni provincia italiana. Hanno diversi nomi, differenti colori, dissimili tematiche d'azione ma l'obbiettivo comune è ugale per tutte: aiutare magistratura, forze di polizia e istituzioni a sconfiggere la mafia.
     Il problema, per l'Anti-mafia come per la Protezione civile, è il 'campanile'; perché, mancando un coordinamento centrale, c'è il rischio che ogni associazione guardi in cagnesco l'altra, ritenendosi più brava, più pura e più efficace dell'associazione gemella ma con un nome diverso. Il campanilismo rischia di essere il flagello che impedisce di fare fronte comune; ma se la Protezione civile negli anni ha superato questa fase, per quanto riguarda il movimento Anti-mafia - soprattutto al Nord Italia, dove da 'poco tempo' le coscienze collettive hanno iniziato a interessarsi alla lotta alla criminalità organizzata - gli ideali sono ancora frazionati: atomizzati in mille rivoli che rischiano di sfuggire a un vero controllo, indispensabile perché addirittura nell'Anti-mafia fatta da volenterosi non si insinui la "bestia nera" di personaggi legati ad ambienti vicini alla criminalità organizzata: dei mafiosi. Di quei "pezzi di merda", per usare la definizione tanto cara a Pino Maniaci di Telejato, che avrebbero tutta la convenienza di rovinare la reputazione dell'attivismo civico.
     Anche nel giornalismo, per certi aspetti, è così; la corsa allo scoop, alla notizia clamorosa, rischia di far passare in secondo piano quei giornalisti (quasi sempre, "locali") che NON si affidano alle agenzie stampa o a Google News per "fare" inchieste anti-mafia. Coloro che consumano le scarpe per strada e che vivono a poca distanza dagli appartenenti alla criminalità orgnizzata, imparano presto il linguaggio stesso della mafia, delle mafie: come i magistrati, i poliziotti e i carabinieri impegnati tutti i giorni a combattere il crimine organizzato. Tutti - poliziotti, magistrati e giornalisti - parlano alla fine la stessa lingua; utilizzano gli stessi 'messaggi in codice'. Così ai giornalisti affezionati alle notizie del "noto motore di ricerca", tutti finiscono per apparire simili, intercambiabili: giornalisti, magistrati, poliziotti. Una lingua, una razza!
     Parliamo della politica? Ogni partito vorrebbe avere il primato della lealtà, dell'onestà. Ci siamo dimenticati Tangentopoli e Mani Pulite, la questione morale sollevata da Enrico Berlinguer: "...oggi tutti rubano, ma non lo fanno più per il partito: lo fanno per loro...", è diventato il refrain dell'uomo della strada nei confronti dei politici, di tutti i politici. Criminalità organizzata e corruzione sono facce della stessa medaglia; soprattutto, da quando la mafia ha smesso di cercare contatti con i politici, solo perché è "entrata" direttamente con molti uomini propri nei municipi e negli altri palazzi del potere.
     Alla fine, la "ricerca di un primato" - in tutti i settori - porta a commettere errori; di valutazione propria e del lavoro degli altri. Ma questo non può far chiudere in tante singole e sperdute Torri d'avorio gli uomini e le donne dell'Anti-mafia; la volontà e le capacità non devono essere un'esclusiva di un'associazione, di una redazione, di un partito. Ci deve essere collaborazione, per sconfiggere il grande male comune: proprio come fa la Protezione civile. E allora impariamo a vestirci ognuno di un colore diverso, ognuno di una divisa diversa; ma teniamo ben dritta la barra del timone sulla rotta della comune ricerca della legalità, e non facciamoci la guerra tra di noi. Ci guadagnerebbe solo la mafia.
     E soprattutto, facciamo attenzione alle sirene di coloro che gridano contro chi ha le scarpe bucate a furia di battere le strade alla ricerca di notizie vere: se ha sbagliato, paghi. Ci mancherebbe; ma non buttiamo l'acqua con dentro il bambino. Perché la mafia più che alla ferocia dei reati, è interessata alla precisione dei risultati che scaturiscono dai quei reati: e per raggiungere i propri scopi, è disposta a tutto. Anche a usare i sistemi legali; anzi, è diventata maestra in questo. Nell'usare a proprio vantaggio l'arma della comunicazione; perchè, come dice il proverbio, ne uccide più la penna che la spada.

     E la mafia l'ha imparato bene!

Donato Ungaro






Nessun commento:

Posta un commento