domenica 24 giugno 2018

Guareschi vs. Tomasi di Lampedusa (con Sciascia come arbitro...)

Amministrative 2004: lista Pasquino
Brescello è il paese più bello del mondo. Punto
Purtroppo, però, mi riferisco al primo paese emiliano il cui consiglio comunale è stato sciolto per "...accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata..." come recita il comunicato del Governo, a cui seguono le domande dei giornalisti piovuti a Brescello da mezza Italia: "Qui c'è la mafia?", chiedono agli avventori dei bar i cronisti armati di microfono. "Una stronzata", ha risposto un brescellese. Intendiamoci: è giusto che i giornalisti facciano le domande; e quella domanda in particolare. Ma poi c'è una sorta di interruzione del narrato, come se mancasse qualcosa; un discorso non portato a termine, non sviscerato in tutti i suoi aspetti. Mi permetto di pensare che ci sia una mancanza di 'conoscenze comuni' tra i soggetti interessati dalla discussione: i giornalisti arrivati da Milano, Roma o Bologna e i cittadini brescellesi. E così, a rimetterci, è la notiziabilità della storia. La notizia stessa.

sabato 9 giugno 2018

A "scuola" di anti-mafia


La professoressa Stefania Pellegrini, direttrice del Master.
È intitolato a Pio La Torre il Master di II livello dell'Università di Bologna, nel corso del quale professionisti e operatori studiano la “Gestione e il riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie”. Quella iniziata nelle scorse settimane è la sesta edizione del percorso formativo post-laurea; ed è la più longeva e qualificata “scuola” che sforna una nuova frontiera di esperti che – a vario titolo – si confrontano con una situazione che anche nell'Emilia Romagna e nel Nord Italia in generale, deve fare i conti con una nuova realtà: i beni sequestrati e poi confiscati alle mafie. Il Master intitolato al sindacalista e politico Pio La Torre, componente della Commissione parlamentare anti-mafia e relatore della proposta di legge che modificò il Codice penale introducendo l'associazione mafiosa e la confisca obbligatoria dei beni della criminalità organizzata, è di fatto una rielaborazione di quella «...linea della palma...» tanto cara a Sciascia; se è vero, come diceva lo scrittore di Racalmuto, che la mentalità mafiosa già negli anni Sessanta stava risalendo verso il Nord, portando oltre la Linea Gotica Cosa Nostra, 'ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita, ecco che oggi all'Università di Bologna si possono formare coloro che sono chiamati – ognuno per la propria competenza – a mettere in pratica gli strumenti previsti dalla normativa in materia di aggressione dei beni mafiosi che a partire dalla legge Rognoni-La Torre del 1982, si è evoluta sino alla recente riforma del Codice Antimafia, emanata nel novembre 2017.

sabato 2 giugno 2018

La guerra (mafiosa) fredda

Ernesto Orrico
Nello spettacolo teatrale Va Pensiero, del Teatro delle Albe di Ravenna, c'è una frase illuminante. A pronunciarla è Ernesto Orrico, il bravo attore calabrese chiamato dagli autori Marco Martinelli e Ermanna Montanari a vestire i panni del boss di 'ndrangheta Antonio Dragone: «...E noi adesso preferiamo restare nell'ombra. Fare affari in santa pace; farci invisibili. Non dobbiamo spaventare la brava gente come voi; non dobbiamo fare come quel pazzo di Totò Riina che dichiarò guerra allo Stato. Noi lo Stato, ce lo vogliamo comprare...». Se la figura di Dragone è un'immagine retorica (in Va pensiero tutti i nomi sono di "fantasia"; come il toponimo del paese in cui si svolgono i fatti: che non viene mai citato), il concetto che esprime Ernesto è rivoluzionario: la criminalità organizzata oggi ha deposto armi ed esplosivi. E nei confronti dello Stato ha iniziato a combattere una guerra "fredda" in cui a vincere rischiano di essere per davvero i criminali. Gli appartenenti a quella 'ndrangheta, che ha dato una svolta strategica al proprio agire criminale; con un chiaro obiettivo. Comprarsi lo Stato.