domenica 8 luglio 2018

Vittima a chi?

Immagine tratta dal sito della Fondazione Falcone
«Non chiamateci vittime, per piacere...». È una frase che ho pronunciato nel corso del conferimento del premio GiorgioAmbrosoli, lo scorso 26 giugno, a Milano. Non credo sia una frase banale, ma ritengo possa essere considerata una rivendicazione che personalmente ritengo forte. E provo a spiegarla nella sua semplicità.
Poco prima del mio intervento aveva parlato il Prefetto Domenico Cuttaia, Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, il quale ha ben esposto l'impegno economico dello Stato a favore di quegli imprenditori che sono colpiti dal racket e dell'usura. Ma una frase del Prefetto Cuttaia ha destato la mia attenzione: «...è bene sapere che noi abbiamo delle leggi che, non da ieri, cercano di dare sostegno alle vittime, anche aiutandole economicamente all'indomani della denuncia penale che hanno presentato agli organi di polizia giudiziaria...». Questa frase contiene una contraddizione in termini che per certi aspetti può essere definita letale, con due parole che rappresentano l'una il contrario dell'altra: vittima e denuncia.