domenica 3 marzo 2019

SEMIOTICA MAFIOSA: riscatto (o del riscattarsi)

Riscatto: s.m. 1 Atto, effetto del riscattare, del riscattarsi. 2 (dir.) liberazione da un obbligo precedentemente assunto.
Che bella parola, il termine RISCATTO. È bella perché ha due eccezioni avverse; può essere gradevole e profumata come quando descrive l'effetto del riscattarsi o brutta e puzzolente se invece parla della consegna di un bene, di denaro, in cambio del ritorno alla libertà. Ma ragionando con attenzione sul vocabolo, comprendiamo che la differenza fondamentale del concetto sta proprio nel ritorno alla libertà; quando accettiamo di pagare un riscatto, non acquistiamo un “bene di lusso” che fino a quel momento non ci apparteneva, ma torniamo semplicemente in possesso di un qualcosa che era già in nostro possesso. E che qualcuno ha avuto la possibilità di sottrarci. Riacquistare, mediante consegna di denaro o di beni, persona o cosa che sia caduta in potere altrui, dice il dizionario relativamente al verbo: RISCATTARE.

Per certi aspetti però anche il riscattarsi da una situazione di disagio non è certamente gratuita; ma in questo caso la “spesa” che sosteniamo non è quantificabile dal punto di visto monetario, materiale. Molto spesso, quando veniamo in qualche modo depredati di un bene o un diritto che ci apparteneva fin dalla nascita, per riconquistarlo facciamo fatica: paghiamo un prezzo. Liberarsi da un'infamia e simili; redimersi prosegue la descrizione se spostiamo appena gli occhi sulla attinente parola RISCATTARSI.
Non possiamo che ripensare alla parola già analizzata: INTIMIDAZIONE, che descrive il tentativo di creare timore, soggezione. Liberarsi dal timore, avendo ben presente che – nel caso di una intimidazione – non è un sentimento “naturale” del soggetto che la riceve, è un tornare a uno stato di libertà; e per riscattarsi dalla paura non c'è denaro che serva allo scopo. Bisogna sviluppare un sentimento equivalente e contrario: il coraggio. E quando una persona è intimorita, il trovare il coraggio ha un “costo” emotivo che spesso coinvolge nello sforzo anche altre persone alle quali teniamo particolarmente. Allora ecco che il riscatto rappresenta la liberazione da un obbligo che non sempre siamo stati completamente liberi di assumere o di rifiutare.
E per quanto riguarda l'infamia citata da vocabolario? Riscattarsi da un'infamia determina uno sforzo che potremmo definire “paradossale”: paradossale perché avremo la necessità di una forza straordinaria per dimostrare una cosa semplice: la nostra onestà. La nostra buona fede; il nostro aver agito nello svolgimento di un proprio dovere, ma anche di un legittimo diritto. Viceversa, chi invece ci ha infamato, non ha fatto nessuna fatica; ha solo “buttato lì” qualche parolina, che è andata ad agire su uno stereotipo già nella testa di altre persone che a loro volta hanno deciso di non utilizzare il proprio pensiero critico, ma si sono adagiate sul mellifluo scorrere di una voce che hanno deciso di assecondare, di non controllare e – soprattutto – di non contestare.
Ma il “padre di tutti gli sforzi”, nell'argomento in parola, è dato dalla definizione redimersi; perché parte da dentro di noi. Da una condizione che rappresenta una vera e propria trasformazione: una conversione intimamente connessa con la divinità nostra e insita dell'esser uomini. Per realizzare un riscatto del genere, una persona deve prima di tutto prendere coscienza del proprio essere, riconoscere l'errore commesso o il rischio che corre continuando su una certa “strada”. E intraprendere un percorso di cambiamento, di svolta, che potrebbe scontrarsi con elementi esterni al proprio sé, ma vicini alla propria confidenzialità; alla propria familiarità. Pensiamo a chi nasce in una famiglia in cui il concetto di legalità non sia un valore, ma una ostacolo a certe e determinate abitudini: una famiglia mafiosa, ad esempio. Un bambino è, al momento della sua nascita, puro e innocente; solo la “educazione” che gli verrà impartita lo renderà un erede di quella dedizione al malaffare che caratterizza gli altri componenti della sua famiglia. Ma se interviene un elemento esterno a mettere efficacemente in discussione quella “educazione” mafiosa, esiste la possibilità che il ragazzo abbia l'occasione di un potenziale e potentissimo riscatto; pensiamo a un ambito diverso in cui un ragazzo può vivere, a una “agenzia educativa” alternativa ma parallela alla famiglia: il mondo dello sport, lo scoutismo,le amicizie, la scuola: l'Amore. Se qualcuno ha la capacità di sviluppare nell'adolescente il germe della legalità, le basi del riscatto sono poste; un passo straordinariamente semplice, per un traguardo eccezionalmente complesso.
Chi salva una vita, salva il mondo intero sostengono i Libri Sacri. E cosa c'è di più Sacro della purezza di un bambino? La legalità, la lotta alle mafie, parte dai bambini appena nati; ed è una lotta per permetter loro di mantenere la limpidezza dell'innocenza.
Perché un domani non ci sia più bisogno di riscatti. E di prezzi da pagare per mantenere la propria Libertà.


PS: tempo fa sono stato invitto in un istituto scolastico, a raccontare la mia storia e parlare di Legalità. Gli insegnanti mi hanno avvertito che in classe c'era il parente di un mafioso L'ho visto; e attraverso il suo sguardo limpido ho notato le foglioline verdi e fresche dell'Innocenza che stanno crescendo libere e forti. Dedico queste mie parole a quegli occhi, a quelle foglioline: a quell'Uomo del domani.

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