domenica 24 marzo 2019

SEMIOTICA MAFIOSA: solidarietà

Solidarietà: s.f. 1 l'insieme dei legami affettivi e morali che uniscono gli uomini tra loro e li spingono all'aiuto reciproco. 2. appoggio, aiuto nelle difficoltà.
Perché questa parola, collegata alla criminalità organizzata? Per diversi motivi, il primo dei quali è che la “sollecitazione”, l'ispirazione, mi è stata indirettamente suggerita da una persona che ho incontrato a Ravenna, lo scorso 21 marzo, durante una manifestazione contro le mafie e in ricordo delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Si parlava di un noto personaggio che – contattato telefonicamente dalla mia interlocutrice – si dimostrava molto affranto. Nonostante gli sforzi consolatori di questa attivista antimafia, il personaggio continuava a ripetere: «Va bene la solidarietà, ma poi a processo ci vado io...»; e davanti a giudici, pubblici ministeri e avvocati l'uomo si sentiva solo: nonostante l'ampio eco sulla stampa che aveva avuto il suo caso.

È vero; quando si viene denunciati – giusta o temeraria che sia la querela – davanti al giudice si è soli. E prima ancora di andare davanti al collegio giudicante, bisogna fare un percorso di studio della causa; con avvocati, con conoscenti e amici, con parenti che devono essere informati dei fatti. Si devono cercare testimoni a proprio favore, ricostruire i fatti che sono oggetto della denuncia, riaprire vecchie ferite e scartabellare nella polvere dei cassetti alla ricerca di documenti oramai dimenticati. Non è una cosa che si fa a cuor leggero; è un percorso doloroso, che porta a rivedere i propri comportamenti e atteggiamenti, nel timore di trovare un elemento che possa avvalorare la tesi accusatoria di chi ci ha denunciati. È un esame di se stessi profondo, che scava in noi e ci indaga con occhi diversi; provocando straniamento verso il noi di allora, che è altro rispetto al noi attuale. Ma non è finita; bisogna convincere gli avvocati che la propria visione del fatto è corretta, con la costante paura che il legale possa dire che certo, in linea logica il ragionamento è giusto, ma di fatto si configura una qualche violazione a un cavillo penale di cui ignoravamo, in perfetta buona fede, l'esistenza.
E la solidarietà? Non vale per tutto questo ragionamento; possiamo avere intorno a noi tutta la solidarietà del mondo, ma a compiere gli atti del percorso di avvicinamento all'udienza ci troveremo da soli. E ancora più soli saremo davanti al giudice. La solidarietà può essere rappresentata da un sostegno economico per fronteggiare le spese che necessariamente incontreremo per difenderci da un'accusa infamante. La solidarietà si concretizza con le persone che fuori dal Tribunale attendono l'esito dell'udienza, incrociando le dita e stringendoci le mani al momento dell'ingresso in aula.
La solidarietà può essere quindi pratica e concreta; e sostiene sul piano materiale. Oppure è spirituale ma si ferma sempre fuori dall'aula. Esiste, invece, una solidarietà che per certi aspetti è più importante della pacca sulla spalla e del bonifico bancario: la dimostrazione di stima.
È la dimostrazione della stima l'elemento fondamentale per far sentire che comunque le persone che ci sono intorno si fidano di noi. Se qualcuno mi accusa di un fatto infamante – cosa tipica della “difesa” mafiosa – ho bisogno che chi mi è vicino dimostri concretamente che non dà credito alle parole infamanti che girano alle mie spalle, alle frasi vergognose inserite nella querela depositata e che mi hanno portato a dover organizzare la difesa, mettendomi in discussione con ricordi e ferite.
La vera solidarietà è la dimostrazione della propria stima, della propria fiducia; solo così chi è in difficoltà potrà sentire che non sta combattendo per difendere se stesso, ma per difendere coloro che si fidano di lui: il sentimento di coloro che lo stimano. La difesa uscirà del “soggettivo” e dall'individualismo, per riconoscere la “oggettività” del proprio operato. Parlando di mafie, la vera solidarietà è la gratitudine per coloro che hanno messo l'interesse comune davanti all'interesse privato; è l'ammirazione per coloro che si sono sacrificati, sapendo quello che rischiavano, per provare a tutelare una comunità assetata di desiderio di Giustizia. È la comprensione dello sforzo compiuto, la vera solidarietà. È la coscienza che non si voltano le spalle a chi ha avuto la forza e il coraggio di combattere in nostro nome.
Solidarietà non può essere concedere qualcosa che ci avanza, come cinque o cinquanta o cinquecento euro nel portafogli; solidarietà è comprendere lo sforzo fatto da una persona e il relativo prezzo pagato sul piano morale e civile. Solo una volta che si è compreso quel “prezzo”, ci si rende conto che non c'è cifra che possa monetizzare quello sforzo.
Ecco cosa vogliono le persone in difficoltà, che si capisca ciò che hanno fatto; che si comprendano i risultati che hanno ottenuto per gli altri prima che per loro. Questa è solidarietà.
Questo è legame affettivo e morale. L'opposto di una gran brutta parola: indifferenza.

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