domenica 9 giugno 2019

SEMIOTICA MAFIOSA: educare (o dell'educazione)

Educare, v.tr. [io èduco, tu èduchi, ecc.] 1. sviluppare le facoltà intellettuali, fisiche e morali dei giovani secondo determinati principi: – i figli 2. assuefare; avvezzare; indirizzare in un determinato fine: – il gusto, renderlo più fine 3. (poet.) coltivare, far crescere: – una pianta.
Una parola meravigliosa, educare; del tramandare l'educazione. Perché ha in sé una potenza straordinaria. La forza della trasmissione di un sapere, di un valore; di un principio, per dirla con il Garzanti.
Quando parliamo di educazione, di educare i ragazzi, pensiamo a quelle agenzie sociali che sono deputate a trasmettere una cultura comune a tutti noi: la famiglia, la scuola, la chiesa e l'oratorio, le associazioni sportive, le più diverse strutture in cui viene appresa un'arte; come la musica o la danza o una disciplina sportiva. Queste sono le realtà chiamate a trasmettere istruzione e conoscenza. Culture.

Ma oggi le facoltà intellettuali e morali vengono veicolate anche con altri sistemi: i mezzi di comunicazione di massa. Non pensate ai giornali, ma provate a osservare i cartoni animati; non sono uno strumento fortissimo, che può incidere sulla personalità degli adolescenti? Il Presidente Barack Obama nel 2013 si recò in visita negli studio's della DreamWorks Animation, dove vengono realizzati prodotti come Shrek, Z la formica, Galline in fuga e tanti altri film d'animazione noti in tutto il mondo: «...Abbiamo plasmato una cultura mondiale attraverso di voi ...», ha detto il Presidente degli Stati Uniti d'America parlando ai dipendenti del colosso dell'intrattenimento. E dovremmo anche riflettere sui videogiochi, oltre che sui cartoni animati.
Ecco, abbiamo scompaginato l'idea di “agenzia educativa”, allargandone a dismisura le classificazioni. E i film? E le serie televisive? E – perché no? – la pubblicità? Oggi i giovani sono letteralmente bombardati da segnali comunicativi, pronti a trasformarsi in strumenti di assuefazione e “avvezzamento”, che hanno la potenzialità di indirizzare verso determinati fini. Già; i fini. I fini educativi, dovremmo dire. Ma chi li decide? Qual è la regola che rende buono o meno buono un “prodotto educativo”? Può essere il mercato o l'incasso realizzato? Se è il mercato, non possiamo non pensare con preoccupazione alla Mano invisibile di Adam Smith, una sorta di “provvidenza” che si muove autonomamente nell'ambito economico.
Ma allora, se affidiamo l'educazione al potere economico, cosa diviene l'educare?
Per ovviare a questa declinazione, che presuppone una eccezione negativa, ci siamo inventati un termine: maleducazione. Così abbiamo da una parte la buona educazione e dall'altra la cattiva educazione; la maleducazione, appunto. Ma in questo modo ammettiamo una verità che è sotto gli occhi di tutti: la trasmissione di principi non è esclusivamente una trasmissione di principi positivi. L'educazione può essere anche un'educazione malvagia.
Ogni società ha un sistema di trasmissione di valori e principi; anche le società criminali. Non possiamo parlare di mancanza di educazione; anzi, le regole a volte brutali, fatali dei clan rendono l'educazione mafiosa ben più che ferrea. Chi sbaglia paga con la vita, non con uno scappellotto.
I ragazzi che crescono nello sviluppo di facoltà intellettuali, fisiche e morali fondate sui principi del rispetto degli altri, della solidarietà e della comunità sviluppano un'educazione che riconosciamo tutti come tale; ma chi vive nel mito della sopraffazione, della forza usata come arma per sottomettere gli altri ai propri desideri, nel culto dell'egocentrismo e dell'individualismo, non può pensare al bene comune. O meglio, non può pensare al bene delle persone che sono al di fuori della sua cerchia di legami. Così si forma il clan, la banda di cui il più forte si mette al comando sviluppando e perpetuando i principi di un'educazione socialmente sbagliata.
Educare all'educazione; è questo il senso della trasmissione dei principi. Sviluppare quelle propensioni che portano i ragazzi a non pensare al bene di una società ristretta e governata con la forza e con il terrore, ma al beneficio di un collettività dove il rispetto della libertà altrui corrisponde alla propria libertà. Una società dove la condivisione e la partecipazione democratica è il vero obiettivo di tutti; dove l'impegno del singolo non è portato a veder trionfare il bene dell'individuo, ma l'interesse della comunità.
Educazione è comprendere che ogni azione dell'individuo ha una ripercussione sul carattere sociale del gruppo. Educazione è sapere che il male fatto agli altri è un danno per la comunità; anche per l'autore dell'azione dolosa.
Non è questione di fortuna o di sfortuna; si tratta di essere bravi o cattivi cittadini. Non è destino, fatalità, circostanza o sorte; siamo noi che abbiamo in mano la nostra vita e la vita dei nostri cari, dei nostri figli.
Siamo noi che abbiamo la possibilità di decidere della nostra educazione. E che con la nostra esperienza possiamo educare chi verrà dopo di noi.

Nessun commento:

Posta un commento