domenica 2 giugno 2019

SEMIOTICA MAFIOSA: onore

Onore, s.m. 1. buona reputazione acquistata con l'onestà, coi meriti; rispettabilità, dignità; più genericamente, vanto, gloria: ha difeso il suo –; perse l' –, si coprì d'infamia / era una questione d'–, che riguardava l'onorabilità / da la parola d' – , affermare o promettere qlco. impegnando il proprio onore / parola d'–!, inter. asseverativa / uomo d'–, onesto / attento all'– di quella fanciulla, alla sua verginità / è in gioco il suo –, prestigio / tener alto l'– della bandiera, della patria / l'della vittoria è vostro. Segue...
È il 2 giugno, Festa della Repubblica. Mi sembra doveroso compiere il solito ragionamento semantico su una parola che descrive valori che, proprio oggi, vengono celebrati in diverse declinazioni.

Sul Garzanti la definizione della parola onore è complessa e prende quasi mezza colonna della pagina. Non può essere un caso; onore è una parola semplice e complessa. Un termine che non lascia spazio a dubbi: buona reputazione acquistata con l'onestà, coi meriti. Acquistata deve essere letto col significato “romantico” di quegli anni Settanta in cui è stato stampato il mio Garzanti, quando non si attribuiva valore solo al denaro, ma avevano importanza valori immateriali quali appunto l'onestà e i meriti.
L'onore rappresenta uno dei massimi valori umani, che viene riconosciuto a chi non ha avuto dubbi nel compiere il proprio dovere. Non è vendibile, non è commerciabile; eppure sembra avere un certo “mercato”, sembrerebbe essere ambito da uomini che con l'onore non hanno niente a che fare.
Il Garzanti definisce uomo d'onore l'onesto, ma sappiamo che nella “(dis)onorata società” si definiscono uomini d'onore i mafiosi dell'organizzazione, gli uomini a disposizione; coloro che osservano “...onestamente...” i dettami criminali di Cosa nostra, della 'ndrangheta, della Camorra, della Sacra Corona Unita e di tutte le altre associazioni criminali. Una sorta di onore della disonestà; un ossimoro bieco e ignorante, di una società criminale che utilizza le parole della comunità onesta per paragonarsi ad essa. Si usa indegnamente la parola onore così come si utilizzano turpemente simboli religiosi per i battesimi criminali, per le affiliazioni degli assassini al clan.
Ma l'onore è altro; l'onore è quello degli uomini e delle donne in divisa che oggi, nella ricorrenza della Festa della Repubblica, portano nel cuore la rispettabilità, la dignità, il vanto e la gloria – così come dice il dizionario – dell'appartenenza allo Stato. E sono pronti a mettersi in discussione, per lo Stato; son pronti a dare la vita per il proprio Stato.
È grazie all'onore che ci ricordiamo dei caduti; di coloro che hanno dato la vita per la Patria. Chi è stato ucciso nella lotta alla criminalità organizzata, così come coloro che hanno perso la vita nel tentativo vittorioso di liberare l'Italia dal dominio nemico: siano essi partigiani oppure paracadutisti della Nembo, che si immolarono nelle campagne di Poggio Rusco poche ore prima della Liberazione del 25 aprile.
Non si può credere che sia lo stesso onore, quello dei criminali e quello degli eroi normali che hanno fatto grande l'Italia; la nostra Patria, la Repubblica che oggi festeggiamo.
È il coraggio che contraddistingue l'onore vero; è l'onestà che colora l'onore. La dignità dell'essere umano è il punto di appoggio dell'onore. Non può una società criminale – che fa dell'inganno, della morte e della violenza i propri disvalori cardine – utilizzare propriamente la parola onore, che definisce la netta antitesi della criminalità.
I simboli stessi dell'onore sono diversamente rappresentati, per i servitori della Repubblica italiana e i mafiosi. Da una parte abbiamo il Tricolore, dall'altra le teste di capretto lasciate come avvertimento; dalla parte dell'onore troviamo le divise delle forze dell'ordine e delle forze armate, di là della barricata le proprietà lussuose acquistate con metodi disonorevoli; dove sono i servitori dello Stato siamo in compagnia di uomini e donne di cui possiamo fidarci, ma dove vige la “legge” criminale la fiducia è violenza e arroganza.
Il senso dell'onore è il senso dello Stato; della comunità a cui ognuno di noi, con il proprio lavoro, con il proprio dovere, è chiamato a essere parte attiva. Parte che costruisce valore e che ne rappresenta il valore.
Nel 1981, Pippo Fava scriveva: «...Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità; accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane...». Questo è onore; questo è coscienza che il proprio impegno nella società deve avere l'onore come unico faro. Altri modi di fare il proprio dovere non esistono; o meglio, esistono. Ma si chiamano ignavia, viltà, inerzia, negligenza, indolenza.
E non c'entrano niente con l'onore.

Nessun commento:

Posta un commento