domenica 16 giugno 2019

SEMIOTICA MAFIOSA: spirito

Spirito, s.m. ..omissis... 3. disposizione dell'animo che è alla base delle azioni e delle opere dell'uomo: il complesso delle tendenze e delle esigenze caratteristiche di un dato periodo o ambiente: vivere con – sereno, turbato; essere nelle migliori condizioni di – ; avere – pratico, di sacrificio; adeguarsi allo – dei tempi / lo – di una legge, di un libro, l'autentico significato in essi riposto, le intenzioni che ne sono alla base Segue...
Parlare di spirito – ragionando di giornalismo e criminalità organizzata – ci porta necessariamente a un nome: Pippo Fava. Era l'11 ottobre del 1981e il Giornale del Sud di cui Fava era direttore pubblicò un vero e proprio “libretto delle istruzioni” per il giornalismo e per i giornalisti. Di ieri e soprattutto di oggi: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società....”.
Sono attuali adesso, le parole di Fava; nel giugno 2019, nel mondo del giornalismo precario e sotto pagato, privato delle più elementari tutele, ma che dovrebbe rappresentare il cane da guardia del potere. Nell'Italia dei giornalisti sotto scorta e di quelli che invece si arrabattano per piacere al potente di turno; di quelli che per mantenere il posto fisso si trasformano in cani da salotto del potere, in contrapposizione di quelli a cui vien chiesto di scrivere gratis. Di quelli che sono disposti a girarsi dall'altra parte per non vedere, per assecondare un caporedattore, un direttore, di dubbia moralità. Che a sua volta deve render conto a un editore che tutto è, meno che un soggetto cosciente del servizio che un giornale, una testata giornalistica rappresenta. Dell'obbligo che ha; del servizio che deve rendere alla comunità.

...il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società....”. È questo e solo questo lo spirito che deve animare un giornalista. Deve sapere il cronista, che il suo lavoro forma l'opinione pubblica; fa compiere ai suoi lettori scelte che possono influenzare – nel bene e nel male – la vita delle persone. Non è un lavoro facile; non è un lavoro per tutti. Non è un mestiere impiegatizio.
Molti ragazzi sono affascinati dalla professione giornalistica; ma bisogna spiegar loro che per rimaner fedeli ai principi enunciati da Pippo Fava, molti, troppi giornalisti sono stati uccisi. Lo stesso Fava, dopo l'editoriale di cui stiamo trattando, è stato rimosso dall'incarico di direttore del Giornale del Sud. E il 5 gennaio 1984 è stato ucciso. L'idea romantica e romanzata del giornalista che viene spiegata ai ragazzi delle scuole dovrebbe essere completata dal lungo elenco dei nomi dei giornalisti assassinati; sarete in grado di essere alla loro altezza? All'altezza delle loro scelte?
Non c'è giornalismo, se non c'è comprensione di cos'è lo spirito d'un giornale. Si fa altro, si fa un mestiere diverso. Se le istituzioni non si sentono “osservate” dai giornali e dai giornalisti, non si rende un buon servizio alla società. Sarà sicuramente qualcun altro a trarre vantaggio dal lavoro svolto in questo modo; ma non saranno di certo i lettori, non lo saranno i cittadini.
Quando i giornalisti abdicano, si creano praterie di ingiustizie; di furbizie e di connivenze perniciose. Il giornalismo non serve a denunciare solo ciò che è manifestamente illegale, ma soprattutto a mettere in evidenza ciò che è eticamente riprovevole. Per questo serve lo spirito di cui ci parla ancora oggi Pippo Fava. Se fosse sufficiente raccontare le violazioni del Codice Penale, basterebbe un critico qualsiasi, con il gessetto a segnare sulla lavagna i Buoni e i Cattivi. Ma il giornalismo non è un giudice che si appoggia solo sui codici; non sempre il rispetto della legge è il rispetto dell'etica. Chi rispettava le leggi razziali, non violava principi di legalità giudiziaria, ma il concetto stesso di umanità; con il “favore” del legislatore.
Lo spirito di un giornale è, riprendendo la “selezione” che ho doverosamente fatto dal mio Garzanti, proprio ed esclusivamente l'autentico significato in essi riposto, le intenzioni che ne sono alla base. Il vero significato di un giornale è lo spirito che lo definisce, che determina chi si riconosce in una testata. Nei valori che la testata stessa rappresenta.
Se ci si accontenta dei comunicati stampa, se si crede di fare giornalismo frequentando le conferenze stampa, si è sbagliato.
Oggi si vedono spesso operatori che tengono il microfono davanti alla personalità di turno. Non è giornalismo, è propaganda.
Il giornalismo, quello vero, è muoversi senza aspettare che le notizie arrivino dalla Procura; l'indagine “giornalistica” prescinde da quella “giudiziaria”. Un titolo eticamente degno di questo nome, potrebbe rappresentare il più classico dei “non luogo a procedere” per la magistratura. Non deve essere una caccia alle streghe, ma neanche un favore reso agli amici. Perché non è un favore andar d'accordo con chi sbaglia: è complicità.



Ecco il testo di “Lo spirito di un giornale”, preso dal sito de I Siciliani. Lo leggano non solo i giornalisti, perché chiunque comprenda che ogni mestiere deve essere animato dallo spirito.



Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società.
Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.
Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero.
Un giornalista incapace – per vigliaccheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze. le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!
Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud è questo! La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà! Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci. sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria.
È una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: “Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, nè la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!
Giuseppe Fava
Giornale del Sud, 11 ottobre 1981

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